The Bride!
Gli amanti demolitori di Maggie Gyllenhaal, tra amore punk e rivoluzione femminista
Di storie d’amore tossiche, ossessive, al limite della follia ne abbiamo avute abbastanza al cinema. Il 2026, inaugurato da Wuthering Heights, ha già mostrato quel lato oscuro, intenso e tragico dell’amore. Con The Bride!, Maggie Gyllenhaal, invece, racconta nella sua versione femminista e punk la relazione tra due creature che sebbene l’apparenza mostruosa e disturbante si ritrovano a costruire un legame vero e devoto. Entrambi fuori misura come due raccapriccianti Barbie e Ken, si scelgono, si rispettano, si lasciano spazio, diventando due amanti demolitori, creati dall’immaginario cinematografico della regista, che rompono regole e convenzioni senza mai ferirsi a vicenda. Il film è un interessante mix tra Joker e Bonnie & Clyde, un amalgama di anarchia, passione e tensione che rende la storia fascinosamente rock. Gyllenhaal prende il mito della sposa di Frankenstein e lo reinventa in chiave completamente femminile: non più oggetto del protagonista, ma soggetto della sua storia, voce principale del racconto. The Bride! è a tutti gli effetti un manifesto femminista, che attraversa l’indipendenza, l’emancipazione e le relazioni con gli uomini che spesso sfociano in violenza, il tutto mantenendo il senso di solitudine e di mostruosità dei suoi protagonisti. L’ambientazione anni ’30 è stravolta, resa attuale da un approccio visivo e narrativo che mescola una fotografia punk, da cui scaturisce un mondo che pulsa, graffia e urla libertà, come un assolo di chitarra elettrica.
Jessie Buckley offre uno dei migliori ruoli della sua carriera (non il migliore, perché quello rimane ancora in Hamnet) fragile ma feroce, ironica e rabbiosa, attraversa il film con uno sguardo che prende possesso dello spazio e della storia. La sua sposa cresce davanti agli occhi dello spettatore, diventando corpo e mente autonomi; da creatura senza nome, a donna con un nome dato dal suo compagno, a donna che è solo La Sposa perché deciso dalla sua coscienza (che qui viene rappresentata in modo geniale da Mary Shelley). Accanto a lei, Christian Bale dà vita a un Frank/Frankenstein potente e sensibile insieme: la sua ossessione per il cinema, e in particolare per l’attore che ammira, interpretato da Jake Gyllenhaal, diventa meta-cinema puro; ogni scena in sala rappresenta un rifugio, uno spazio dove i suoi problemi si trasformano, si amplificano, si risolvono. È come se lo schermo fosse il suo mondo, e il pubblico il suo complice. Frankie è un amante che si fa da parte, che ama lasciando libertà, senza gelosie o rancori per la sua Sposa. La loro storia d’amore richiama la tensione tragica di Romeo and Juliet, ma con un ritmo più trasgressivo e ruvido, come un assolo distorto a tutto volume. Purtroppo, nella parte centrale il film si perde un po’; alcune dinamiche rallentano, certi passaggi risultano meno incisivi e la narrazione perde compattezza.
Tuttavia, The Bride! riprende forza nell’epilogo, restituendo energia e simbolismo emotivo, con un climax finale che si fa perdonare: i due mostruosi amanti combattono il mondo che li voleva ingabbiare, con unghie e denti, e mano nella mano rimangono insieme fino all’ultimo istante. Il nuovo film di Maggie Gyllenhaal rimane un’impresa interessante per il modo in cui sceglie di raccontare questa storia tutta al femminile: diretta da una donna, con una storia costruita su una donna che parla alle donne e che arriva in sala nel mese della donna, celebra l’indipendenza femminile e le relazioni umane, specialmente quelle più grottesche. È imperfetto, a tratti disordinato, ma assolutamente d’impatto. Quello tra La Sposa e Frank è un amore che suona a tutto volume, un mostro che finalmente diventa pienamente umano e indipendente nella sua libertà, anche oltre la morte.
The Bride! arriva al cinema dal 5 marzo.




