Obsession
sembri piuttosto psicopatica per una ragazza così innamorata
Quando ci sediamo in sala consapevoli di stare per assistere a un horror, non sappiamo mai davvero se finiremo per sobbalzare sulla poltrona o se, al contrario, resteremo immobili ad attendere invano una qualche forma di reazione autentica. Con Obsession, però, questo rischio non esiste: il nuovo film di Curry Barker dimostra fin da subito di sapere perfettamente come gestire suspense e jumpscare, costruendo un’esperienza horror capace di colpire lo spettatore con precisione e intelligenza senza mai scivolare nella prevedibilità.
Ma ridurre Obsession a un semplice horror costruito sui meccanismi del “salto sulla poltrona” sarebbe estremamente limitante; Barker realizza infatti un thriller psicologico che utilizza il linguaggio del genere per raccontare qualcosa di molto più disturbante e vicino alla realtà: la tossicità emotiva, l’ossessione sentimentale e il desiderio compulsivo di controllo all’interno di una relazione, anche se quella relazione non ha nulla di reale.
Il film affronta queste dinamiche con un approccio sorprendentemente ironico e pungente, inserendo nella narrazione un umorismo nero e immorale, che non interrompe mai la tensione, ma finisce anzi per amplificarla ulteriormente. È proprio questo equilibrio tra disagio, sarcasmo e inquietudine a rendere Obsession uno degli horror più efficaci e interessanti degli ultimi anni: si ride, ma con quel sorriso nervoso che lascia costantemente interdetti, quasi incapaci di comprendere se ciò che si sta osservando debba divertire o spaventare. Barker crea così una sensazione continua di instabilità emotiva, trascinando lo spettatore in un’esperienza volutamente ambigua, assurda e profondamente disturbante, ma proprio per questo anche incredibilmente godibile.
Al centro del racconto troviamo un desiderio che lentamente degenera: il bisogno d’amore si trasforma in qualcosa di folle e distruttivo; più che raccontare una semplice ossessione romantica, il film esplora il momento esatto in cui l’amore smette di essere desiderio e diventa pentimento, terrore, incubo. Barker riesce a rappresentare questa discesa psicologica con un’intensità costante, mostrando come il confine tra amore e follia possa diventare estremamente sottile quando subentra qualcosa di terrificante e oscuro scaturito da forze più alte. È proprio in questa trasformazione emotiva, tanto assurda quanto inquietantemente credibile (per chi ci crede, ovviamente), che il film trova la sua dimensione più disturbante.
Meravigliosa e creepy è l’attrice protagonista, Inde Navarrette, figura femminile costruita con grande carisma e ambiguità, lontana dagli stereotipi più classici del genere; una donna (forzatamente) innamorata che diventa qui una presenza imprevedibile, ossessiva e disturbante, capace di trasformare il sentimento amoroso in qualcosa di terrificante e omicida.
Interessante anche il modo in cui Barker inserisce il tema della stregoneria e dell’esoterismo all’interno della narrazione: l’elemento soprannaturale non viene mai utilizzato come semplice decorazione estetica, ma diventa casus belli, una vera estensione simbolica dell’ossessione emotiva dei personaggi, contribuendo a creare un’atmosfera sempre più claustrofobica, delirante e maledetta.
Obsession si conferma una delle sorprese più piacevoli di questo 2026: uno splatter dai toni perversamente ironici, dove il trope friends to lovers to enemies viene trasformato in un incubo dell’orrore e ogni desiderio esaudito è destinato inevitabilmente a generare conseguenze devastanti. Barker converte così la fantasia romantica in una spirale di ossessione, sangue e follia, ricordandoci quanto possa essere pericoloso giocare con la magia nera e con sentimenti che sfuggono a qualsiasi controllo umano.
Obsession arriva al cinema dal 14 maggio.





