Detachment
A cura di Nicole Artusi
E mai mi sono sentito così profondamente, nello stesso tempo, così distaccato da me stesso e così presente nel mondo
È con questa frase di Albert Camus che si apre Detachment, film del 2011 diretto da Tony Kaye, il quale è una rappresentazione drammatica della realtà contemporanea.
La pellicola è ambientata in una scuola americana, dove il degrado è all’ordine del giorno. Gli insegnanti hanno perso la loro passione e i giovani studenti sono smarriti. La sceneggiatura è scritta da un ex insegnante, Carl Lund, che ha riversato le sue esperienze nel film, conferendogli un’ulteriore autenticità. Ogni personaggio porta con sé delle ferite, non importa l’età, la provenienza o la professione.
Detachment sembra non dare speranze, come se ognuno di noi fosse destinato alla miseria della vita, senza alcuna possibilità di redenzione. Se questo è il destino che ci è stato dato, allora non possiamo cambiarlo. Alcune storie restano solo accennate: entriamo appena in contatto con la vita privata di alcuni personaggi, non riuscendo ad afferrare l’intero quadro. Nonostante ciò, comprendiamo meglio le loro reazioni all’interno della scuola.
Colui che invece riusciamo a conoscere in modo più ravvicinato è Henry Barthes, il professore protagonista – interpretato da Adrien Brody – che, nonostante sembri essere distaccato dalla realtà e costantemente perso nei ricordi del suo passato, che non riesce a superare, regalerà dei momenti di speranza ai suoi alunni. Henry è un supplente: cambia scuola quasi ogni mese e, per questo, non riesce mai a instaurare legami veri; eppure sembra essere l’unico professore in grado di entrare in sintonia con gli studenti grazie al suo modo di fare, freddo e distaccato. Henry non cerca di salvarli, ma di far comprendere la verità della difficoltà della vita.
Ciò che interrompe il distacco così amato dal professor Barthes è l’incontro con Erica, una prostituta adolescente, e Meredith, una sua studentessa. Entrambe cercano un appoggio emotivo e lo ritrovano in Henry. Tuttavia egli non riuscirà a dar loro ciò che cercano, nonostante abbia il desiderio di connettersi con entrambe. La loro relazione trasmette quelli che sono poi i temi centrali della pellicola: la solitudine, l’alienazione e il vuoto emotivo. Grazie alle inquadrature ravvicinate e all’utilizzo della camera a mano riusciamo a entrare in empatia e nelle vite dei personaggi. La camera a mano, inoltre, aggiunge realismo a ciò che vediamo, facendoci percepire la sensazione di instabilità e perdizione che il film vuole trasmettere. Questo senso di verità è restituito anche dai movimenti di macchina documentaristici, che prevedono delle inquadrature in primo piano di Henry, il quale parla direttamente in camera, pronto a dialogare con lo spettatore.
Il lavoro attoriale di Adrien Brody è molto interessante e ben mirato. Il tono della sua voce rimane sempre ben calibrato, i suoi movimenti sono misurati così come le sue espressioni, mai esasperate o eccessive. Ma ciò che testimonia la sua incredibile prova attoriale sono gli occhi, che comunicano tutto il dolore che il personaggio di Henry prova.
Detachment è un film che offre verità e riesce a integrare un minimo di umanità all’alienazione che contrassegna la nostra esistenza.


